PERFETTAMENTE A SUO AGIO NELL'OSCURITA'
Per muoversi, cacciare e corteggiare la propria compagna di notte, quindi in assenza di luce, il Barbagianni, così come gli altri rapaci notturni, ha sviluppato ed affinato nel corso della storia evolutiva quelli che, paragonati ai nostri, potremmo definire “supersensi” capaci di ispirare qualche regista americano nella creazione di nuovi supereroi. Alla vista e all'udito particolarmente specializzati si aggiungono altri adattamenti, che potremmo definire di “elevata tecnologia”, come il basso carico alare, la particolare struttura del piumaggio e le caratteristiche delle zampe.
LA VISTA
Gli occhi dei rapaci notturni sono grandi (fino al 15% del peso della testa), frontali ed immobili; il loro campo visivo è piuttosto ristretto, copre infatti circa 110° di cui 60°-70° a visione tridimensionale o stereoscopica. La visione tridimensionale dipende dalla differenza tra le percezioni che i due occhi ricevono, relativamente alla stessa area; più gli occhi sono distanti fra loro, maggiore è la differenza di percezione tra questi e migliore è l'effetto tridimensionale. Per avere ulteriori “punti di vista” spesso questi uccelli muovono il capo in senso verticale ed orizzontale in modo molto strano e buffo. L'uomo ha occhi mobili, un campo visivo di circa 180°, di cui 140° a visione binoculare, quindi non necessita di una grande mobilità del collo, come il Barbagianni, la cui testa può ruotare anche di più di 270° sul piano orizzontale. Un qualsiasi altro uccello “non predatore”, come un Piccione o una Beccaccia, ha occhi laterali con un campo visivo di 340-360° e solo 20° di visione binoculare; in questo modo la preda può tenere d'occhio tutto lo spazio attorno a sé rimanendo immobile, e quindi meno rintracciabile dal predatore.
Nessun uccello notturno è in grado di vedere nell'oscurità più totale, d'altra parte questa condizione è molto rara in natura e più che altro limitata a spazi chiusi come le grotte. In realtà infatti è sempre presente almeno una piccola quantità di luce che i potenti “occhi della notte” possono amplificare. Nelle notti nuvolose e senza luna, che a noi appaiono assolutamente buie, raramente il grado di illuminazione scende sotto le 0,004 candele (cioè la luce di una candela ridotta di 250 volte); eppure si è accertato che un Barbagianni è in grado di evitare ostacoli e di avvicinarsi a prede anche con una luminosità di sole 0,00000073 candele (cioè la luce di una candela ridotta di 1.400.000 volte)! L'unico difetto di un occhio strutturato per tali prestazioni è il presbitismo, a cui questi uccelli ovviano benissimo grazie alle vibrisse, piume modificate analoghe ai baffi del gatto ed estremamente sensibili, che essi usano per spezzettare il cibo trattenuto dalle zampe.
Tratto da: Sparks J., Soper T., 1978. Rapaci notturni nella realtà e nella leggenda. Edagricole, Bologna.
L'UDITO
Dopo tanto parlare delle capacità visive di questa specie, sembrerà strano sentirsi dire che l'udito è il principale senso utilizzato nella caccia, poiché la preda è abile nel nascondersi ma non può fare a meno di produrre rumori quando si sposta. Il disco facciale a forma di cuore è stato spesso paragonato alla superficie concava di una parabola, come quella che comunemente usiamo per convogliare onde di diverso tipo (comprese quelle sonore) ad un ricevitore. In realtà si è scoperto che il cerchio facciale non funziona proprio come la parabola che noi utilizziamo con un microfono direzionale, ma costituisce comunque una superficie molto efficace per riflettere i suoni ad alta frequenza, raccolti da un ampio volume di spazio e convogliati nei canali auricolari. L'udito straordinario del Barbagianni è stato a lungo studiato, perché ritenuto migliore di qualsiasi altro animale nel localizzare la fonte sonora, sia in azimut (la dimensione orizzontale), sia in elevazione (la dimensione verticale). E' in grado di sfruttare anche deboli differenze nei suoni percepiti dall'orecchio destro e da quello sinistro. Gli orecchi si trovano in genere a distanze differenti dalla sorgente del suono, e quindi le onde sonore li raggiungono in tempi leggermente sfasati. Il Barbagianni è particolarmente sensibile a queste minime differenze che sfrutta per determinare l'azimut del suono. Anche la diversa intensità con cui i suoni arrivano ai due orecchi (dovuta alle distanze diverse dalla sorgente) viene utilizzata per localizzare ulteriormente la preda sia sul piano orizzontale sia su quello verticale. Per quest'ultimo, in particolare, gioca un ruolo fondamentale l'asimmetria degli orecchi; infatti l'orecchio destro (e la sua apertura) è leggermente diretto verso l'alto, mentre il sinistro è diretto verso il basso. L'orecchio destro risulta quindi più sensibile ai suoni che provengono dall'alto, il sinistro a quelli che provengono dal basso. Quindi le differenze di tempo e di intensità con cui i suoni vengono percepiti, forniscono informazioni sufficienti per localizzare con grande precisione una sorgente sonora nello spazio tridimensionale.
Tratto da: Knudsen E.I., 1982. L'udito del Barbagianni. Le Scienze, 162: 24-35.
UN PIUMAGGIO "HIGH-TECH"
Molti uccelli, e basti pensare ad un Fagiano o ad un Cigno, fendono l'aria con ali sibilanti; il Barbagianni, così come tutti gli altri uccelli che utilizzano l'udito per cacciare, ha sviluppato un volo estremamente silenzioso, che lo fa scivolare nell'oscurità in modo quasi etereo. L'importanza di un volo silenzioso è dettata sia dall'esigenza di non farsi scoprire anzitempo dalla preda sia dal fatto che questa viene localizzata dal Barbagianni utilizzando l'udito, e quindi un battito rumoroso disturberebbe o coprirebbe le preziose informazioni sonore. Tutto ciò viene ottenuto in due modi. Anzitutto con un basso carico alare, come quello di un aliante o di velivolo ultraleggero, che si traduce in un corpo leggero sorretto da grandi ali. Basti pensare che in un Barbagianni ogni cm 2 d'ala sostiene appena 0,29 g di peso, contro i 0,63 g di un Falco pellegrino o gli 1,34 g di un Gallo cedrone. Il secondo adattamento riguarda la struttura delle penne, in particolare delle lunghe penne esterne delle ali (dette remiganti primarie). Negli uccelli che non necessitano di un volo silenzioso, le remiganti sono usualmente rigide e resistenti, e tagliano l'aria come coltelli. La remigante primaria più esterna del Barbagianni possiede invece il margine esterno frangiato (tipo pettine), che impedisce la formazione di vortici d'aria rumorosi. Similmente, lungo tutto il bordo dell'ala, le remiganti primarie e secondarie (più interne) hanno contorni morbidi e leggermente sfrangiati per ridurre le turbolenze che si creano dove si incontrano i flussi d'aria che scorrono sopra e sotto l'ala. In ultima, la fine “pelosità” (derivante da sottili prolungamenti delle barbule) della parte superiore di tutte le penne riduce il rumore prodotto da queste ultime quando scorrono l'una contro l'altra durante il normale battito delle ali.
Tratto da: Taylor I., 1994. Barn Owls. Predator-prey relationship and conservation. Cambridge Univ. Press.
PER AFFERRARE LE PREDE
Saltano subito all'occhio le lunghe gambe bianche, fatte per raggiungere le prede anche nel folto della vegetazione erbacea più alta e che, grazie alle lunghe dita armate di potenti artigli, costituiscono una morsa di notevole superficie (circa 60 cm 2 ) pronta a chiudersi sulla preda. Questa viene afferrata e trattenuta con fermezza anche grazie agli speciali cuscinetti “antiscivolo” presenti sulla pianta inferiore del piede. Ad aumentare l'efficienza della presa contribuisce anche il quarto dito della zampa, dotato di notevole mobilità, essendo opponibile sia al dito posteriore che a quelli anteriori. La malcapitata preda viene generalmente uccisa con la sola pressione delle dita del piede ed ingoiata sul posto o a breve distanza dopo essere stata trasportata con le zampe o con il becco.
Tratto da: Taylor I., 1994. Barn Owls. Predator-prey relationship and conservation. Cambridge Univ. Press.