L'UTILITA' DELLE BORRE
Mediamente un Barbagianni in natura ingerisce ogni giorno circa 100 g di prede che spesso vengono ingoiate intere (compatibilmente con le loro dimensioni, ovviamente!); i suoi succhi gastrici non sono estremamente aggressivi, avendo un'acidità simile a quella dell'aceto, e non consentono la digestione di alcune parti delle prede, come le ossa, i peli e le parti chitinose (lo scheletro esterno degli insetti). Questi scarti indigesti vengono pressati e “impacchettati” a formare delle pallottole nere dette borre (o anche boli o curie), lunghe all'incirca 5 cm e larghe 2-2,5 cm, che vengono espulse dalla bocca (in media 1 o 2 volte al giorno) e che si depositano sotto i posatoi abituali. Il Barbagianni tende ad occupare fedelmente, anno dopo anno, il proprio sito (sono stati registrati casi di strutture utilizzate ininterrottamente per più di cento anni, da diverse generazioni) creando spessori anche di alcuni centimetri di borre, che dopo essere cadute a terra tendono a disgregarsi nel giro di 20-30 mesi, a seconda delle condizioni ambientali, che ne condizionano i tempi di disseccamento e decomposizione. La raccolta dei boli e l'analisi meticolosa dei resti contenuti, come ossa, crani e mandibole di piccoli mammiferi o uccelli predati, permette di delineare con precisione lo spettro alimentare e di ricavare informazioni preziose sulla presenza delle specie predate, difficilmente contattabili in altro modo (in particolare micromammiferi). La presenza e la quantità di borre rappresentano elementi utili per accertare se il Barbagianni frequenta un sito e in quale misura. E' importante sottolineare che i boli non rappresentano in alcun modo una minaccia per la nostra salute; si tratta, per così dire, di peli e ossa “puliti” dai succhi gastrici, compattati ed espulsi dalla bocca.
Immagine tratta da: Brazil A., Shawyer C.R., 1992. The Barn Owl. The farmer's friend needs a helping hand. The Hawk and Owl Trust.